Ago 18

Ofrenda alla Pachamama, la Nostra Esperienza Diretta

Tempo di lettura: 14 minuti

Cosa troverai in questo articolo:

  • Introduzione e storia della Cerimonia di Ofrenda alla Pachamama
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    La nostra esperienza nella cerimonia del Despacho o Pago a la Tierra

Le cerimonie di Ofrenda alla Pachamama, comunemente note come “Pago alla Tierra” o “Despacho agli Apus”, sono rituali di origine ancestrale che fanno parte di un sistema di abitudini ed usanze per mantenere la reciprocità tra il mondo materiale e quello spirituale.

L'origine delle Ofrende (=offerte) alla Madre Terra è nel rapporto tra il contadino e la Madre Terra o Pachamama. L'offerta è un modo simbolico con cui l'uomo restituisce alla Pachamama ciò che ne ha ricavato. L'obiettivo primario è il ripristino della reciprocità tra uomo e natura. Con l'offerta o il pago (=pagamento) il contadino chiede il permesso alla Pachamama di aprirla e le restituisce simbolicamente alcuni dei suoi frutti.
Questi rituali sono destinati anche agli Apu o spiriti delle montagne attraverso il despacho. L'Apu è l'aspetto maschile della natura e la Pachamama è l'aspetto femminile. L'Apu protegge gli animali e gli uomini e fertilizza la Pachamama.

L'ofrenda è un atto di reciprocità cosmica; è la realizzazione della giustizia universale e cosmica, l'adempimento di un dovere reciproco. La violazione di questo principio provocherebbe gravi distorsioni dell'equilibrio nei sistemi naturali, sociali e religiosi. Per l'uomo andino, le offerte hanno un senso di riconciliazione con le forze spirituali al fine di evitare disgrazie, e rappresentano anche riti di passaggio.

I Quechua, gli Aymara e altri gruppi etnici della regione andina del Perù, fanno offerte ancestrali in loro onore, sacrificando animali per versare il loro sangue. Tra gli altri oggetti vengono offerti maggiormente foglie di coca, raccolti di buona qualità e, soprattutto, un feto di lama o di Cuy (porcellino d'India) al fine di fecondare la terra senza mai perdere il raccolto.

I rituali di Despacho alla Madre Terra si svolgono per ogni occasione: per la salute, per i viaggi, per la casa, per il raccolto, ed altre forme a seconda del Paqo.

Alto Misayoq o Paqo: "il saggio", è l'officiante della cerimonia, lo Sciamano. Egli convoca ed evoca le divinità sotterranee e quelle delle montagne. Preparare la mesa e la brucia nel fuoco sacro. Infine, interpreta i segni che vede nelle ceneri.

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La nostra esperienza nella cerimonia di Ofrenda a la Pachamama

Immaginate la sacralità millenaria di Sacsayhuamán sullo sfondo.
Il silenzio che si sente in mezzo all montagne, una leggera brezza che accarezza il viso scaldato da un sole caldo ed una sensazione di pace che ti pervade. Sei a 3700 metri, praticamente dove volano i guardiani del cielo le aquile ed i condor. Beh, ci sono anche i colibrì! Loro sono l’animale di potere più forte tra tutti, i guardiani dell’amore.

Dunque, qualche giorno fa sono stato ad una cerimonia chiamata “La Cerimonia delle 5 Porte”, guidata da uno dei nostri maestri e sulla quale scriverò un articolo a breve. La cerimonia prevede la “Sanación y Purificación” di anima e spirito attraverso l’utilizzo di 5 abuelos: Mama Ganja, Abuelito Tabacco, gli Oracolo, il Rapè e la Sananga (a breve scriveremo diversi articoli anche su questi ultimi).

Più volte durante i vari processi il nostro Sciamano ha ripetuto: “Noi siamo venuti su questa terra per ringraziare”...

É il primo di agosto e da quando sono arrivato qui in Perù è un continuo manifestarsi di pensieri ed accelerazioni su più fronti. Chiami una cosa e questa ti arriva nel giro di 24 ore. Dalla nostra “prima volta” sulle Ande a dicembre dell’anno scorso siamo letteralmente stati guidati ad intraprendere un cammino che in meno di tre mesi ha dato vita a sito, blog ed un emozionante itinerario e ci ha fatto arrivare sei clienti entusiasti a partecipare al nostro primo viaggio nella storia di Shamanic Travels. Cosa volere di più? 

Ed ecco che Alessandro “per caso” incontra William, uno Sciamano, un maestro specializzato in “Ofrende alla Pachamama” ovvero offerte devolute a Madre Terra in ringraziamento per la vita, l’abbondanza, la salute, il cibo, la protezione dei propri cari e del proprio cammino.

William ci dice di arrivare lì per le 5.00 del mattino e portarsi dietro frutta e acqua.

Dovendo essere lì così presto decidiamo di andare a dormire in un piccolo “hospedaje” nel centro di Urubamba, abbiamo appuntamento con lui prima dell’alba al terminal dei bus.

Alle 5.30 ci viene a prendere una ragazza mandata da William. Prendiamo un bus e scendiamo poco distante e, zaino in spalla (tra l’altro pesante) iniziamo a salire la montagna inconsapevoli di ciò che ci stesse per succedere…

Ci troviamo all’interno di una struttura che sembra un piccolo B&B: siamo Alessandro ed io, William con il nipote, un altro ragazzo peruviano con il figlio di 7 anni, la ragazza che ci è venuta a prendere ed un altro ragazzo sui 30 anni sempre peruviano.

Dopo le presentazioni di rito, usciamo dalla struttura ed iniziamo a camminare, William davanti e noi tutti dietro in fila indiana. Ora, quando ho detto “inconsapevoli di ciò che ci stava per accadere”.... William ci spiega che il sito in cui ci stiamo dirigendo è il più vicino ed è il più importante per quanto riguarda questa pratica rituale antica. In realtà è stato un arrampicarsi su un vecchio cammino Inca fatto di sassi tutto in salita che parte da 3200 metri ed arriva a 4160 mt. Quindi non una scampagnata con, in più, il fattore ossigeno più rarefatto che per uno che vive in Pianura Padana è un’esperienza brutale.

Gli chiediamo, appena partiti ed ovviamente già affaticati, quanto tempo ci sarebbe voluto ma eludendo la risposta ci dice che la “Ofrenda” è anche un buon momento per fare il punto della situazione ed autoanalizzarsi. Ho capito, introspezione, domande, scavare...mentre “si cammina” nella natura.

Intanto mentre il cammino continua, il gruppo si sfalda un pò ed ognuno ha la possibilità di camminare in mezzo alle Ande in totale ammirazione di ciò che c’è lì fuori e, inevitabilmente, tutto ciò ti lascia il tempo di pensare a cosa realmente sei venuto a fare lì….a quello che diceva, qualche sasso fa, William. 

Nei viaggi l’andata è sempre più lunga del ritorno. Forse perché all’andata non sai “quanto tempo” ci vorrà ed il cervello percepisce la cosa come “più lunga”, indefinita, infinita...

La strada in salita e lo zaino sulla schiena (non preparato per una camminata) si fanno sentire, il fiato è cortissimo….mi devo fermare a respirare…

Mentre mi manca l’aria che cerco di recuperare velocemente penso a quante volte ho provato questa sensazione ma non dovuta alla fatica fisica...passano immagini, ricordi...il cuore batte fortissimo. Mi ci vogliono quasi 5 minuti per recuperare il fiato e mentre mi incammino di nuovo vedo il gruppo riunito a riposare e li raggiungo affannato....

Mastichiamo qualche foglia di coca (che in queste camminate sono una manna divina), beviamo acqua, parliamo un po’ ammirando la meraviglia di ciò che in quel “momento di qui ed ora! bellissimo ci sta circondando e, recuperato il fiato, stiamo per ripartire quando richiedo, già stanco di un’ora di camminata, quanto ci volesse ancora. Per un attimo mi sono sentito il “Ciuchino” di Shrek: “Siamo arrivati!? Quanto manca!? Quanto manca!? Siamo arrivati!?”.

Ci risponde: “Tra un’ora e mezza…”. Lo zaino si fa ancora più pesante, io ed Ale lo facciamo presente a William. Il maestro senza scomporsi prende uno dei due zaini mettendolo sopra al suo (l’altro lo raccoglie uno dei due peruviani) e parte di nuovo in salita, a passo veloce, come se nulla fosse cambiato.

Sono più libero, leggero. Rinvigorito, riprendo il cammino sapendo che questa sensazione non sarebbe durata a lungo. Passa un’altra ora, il gruppo cammina ancora lontano davanti a me. Passa un’altra ora.

Siamo già a 3 ore e mezza di camminata, a stomaco vuoto, senza preparazione. Non ce la faccio di nuovo più. Mi rendo subito conto che un’altra ora così, con il fiato corto e la stanchezza, non l’avrei mai fatta.
A quel punto realizzo cosa voglia dire fare un “pellegrinaggio”. Ci devi mettere del tuo. Il tuo intento, il tuo sacrificio fisico, mentale, spirituale e decido di andare avanti.

Mentre cammino noto la carcassa di un animale morto… mi chiedo se farò anche io la stessa fine…

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Finalmente una nuova pausa e nuova occasione per far parlare il Ciuchino che è in me: “Maestro quanto manca?”
William, sempre calmo e sereno, per nulla stanco della camminata di 2 ore con 2 zaini, mi risponde: “Quattro curve e siamo arrivati”.

“Ok, ce la posso fare” penso. E sempre in coda al gruppo mi rimetto in cammino. Prima curva, seconda, terza… Quarta!
Il gruppo non c’è. Non si sono fermati. Continuo ad andare avanti.
Passa un’altra ora...

Per farla breve, anche per dimenticare in fretta, per quanto mi riguarda è stata una via crucis di 5 ore piene.

Più volte ho pensato di mollare.
Più volte ho pensato di morire per mancanza d’aria.
Più volte ho pensato di sedermi lì e di non muovermi più.
Poi ho pensato a quante volte sono caduto e mi sono rialzato in vita mia, alla strada tortuosa che spesso continuo a percorrere, che ringrazio, e che mi rende la persona che sono…

Mi sono fermato più volte per riprendere fiato e mi dicevo: “Dai su altri 50 passi”...
Fino a che dopo 40 soste e 5 ore e mezza di cammino, arrivato ai piedi di un monte innevato sulla cima, in mezzo ad una gola con cavalli e mucche in libertà, dove l’acqua che sgorga dalla montagna è ancora potabile, ringrazio il mio corpo per aver tenuto, la mia mente per non avermi mollato e muoio per terra per 10 minuti stremato.

Vi assicuro, sono arrivato per ultimo. Anche il bambino di 7 anni è arrivato prima di me e, il nipote di William, mentre saliva, riusciva anche a trovare l’aria per suonare il flauto…io stavo boccheggiando.

William intanto ha acceso un mucchietto di salvia cerimoniale che emette un forte fumo bianco ed un buonissimo profumo.

Di fronte a questo fuoco, a qualche metro, c’è un altare cerimoniale sotto al quale viene acceso un altro fuoco fatto a base di legna e sterco essiccato di vacca.
Buona parte di esso è stato raccolto durante il cammino e portato in spalla da Alessandro dentro il suo poncho.

Ognuno di noi ha portato anche una ottima bottiglia di vino da offrire alla Madre Terra ed a tutti i suoi guardiani visibili ed invisibili.

Intorno a noi solo uno specchio di acqua, mucche e cavalli in libertà. L’energia di madre natura si sente forte e chiara. Il sole scalda anche se l’aria è davvero frizzante a quell’altezza. Il tempo sembra essersi fermato da molto e non lontano si sente lo scorrere del ruscello.

Prima di iniziare la cerimonia (che secondo me è iniziata con l’offrire la propria fatica, sudore e dolore) mangiamo qualcosa tutti insieme con frutta, semi, bacche e terminato il pranzo, inizia il cerimoniale.

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In cosa consiste l’offerta alla Madre Terra?

William stende su di un tessuto (chiamato mesa cerimoniale) steso per terra un telo di carta e ci 4 quarzi trovati poco lontano per tenerla bene stesa a terra.
Versa 18 mucchietti di granaglia e ci dice di prendere quante foglie di coca vogliamo in mano, disposte una sopra l’altra in un mazzetto, a formare il cosiddetto Kintu. Lui nel frattempo ha preparato altri Kintu. Ognuno di noi glieli consegna e lui li frappone fra i mucchietti di granaglia.
Pone una conchiglia nel mezzo ed inizia l’apertura di tutta una serie di pacchetti e pacchettini dei quali, il contenuto, viene minuziosamente steso sulla mesa creando una composizione bellissima. C’è di tutto nell’offerta: dolci, caramelle, biscotti, grano, fave, farro, due foglioline una d’oro ed una d’argento, le statuette di un uomo e di una donna, petali di fiori e, nella nostra, un feto mai nato di Alpaca (non vi dico la faccia mia e di Ale quando lo abbiamo visto).

E non solo, ad un certo punto ci passa due pezzi di una sostanza di colore biancastro, è grasso di alpaca. Ci dobbiamo creare, come si farebbe con la plastilina, la forma di un uomo.
Il grasso mentre prende forma scivolando tra le dita emette un odore mai sentito prima...

Ci dice di andare a sotterrare questo “uomo” lontano dal centro cerimoniale e vicino ad un albero, ben nascosto e in profondità…

L’uomo, ci dice, è la nostra rappresentazione ed il nostro intento e lo stiamo ridando alla Pachamama per riconnetterlo con lei.

Terminata la composizione e svuotati tutti i contenitori riservati a questa nostra offerta che richiede una mezz’ora circa, William ci chiede di concentrarci ed inizia a pregare in Quechua, l’antica lingua sudamericana pre-colombiana.
É un momento solenne. C’è silenzio e raccoglimento

Prega riconoscendo e ringraziando TUTTO: la terra, il cielo, il sole, l’aria, i sassi, gli spiriti delle montagne, degli animali di potere, degli elementi della natura, degli spiriti che ci accompagnano, dei guardiani del posto, dell’energia...Tutto.

Mentre tutto ciò sta accadendo, dentro di me passa la storia della mia vita e di tutta la strada e le “coincidenze” che mi hanno portato a ringraziare l’universo ed il creato intero a 4200mt in questo primo agosto 2018 qui, in Perù, insieme ad Alessandro.

Poi ci chiede di dire ad alta voce, nella lingua che preferiamo, le nostre intenzioni per questa Ofrenda e le preghiere e benedizioni che vogliamo chiedere allo spirito della Madre Terra.

Questo rituale è stato ripetuto per tutte e tre le famiglie presenti ed, ogni volta, ogni famiglia ha partecipato all’offerta dell’altro condividendo il proprio Kintu e le proprie intenzioni. Si sente davvero l’unione spirituale che si crea nel gruppo.

Una volta terminata l’ultima mesa di ringraziamento, vengono riposte una sopra l’altra e, tutte e tre, inserite nel fuoco ardente e bruciate mentre William cosparge la parte anteriore del fuoco con petali di fiore bianco e rosso e, a turno, ci fa versare il vino che abbiamo portato in offerta nei 4 punti cardinali intorno alle fiamme.

Cerimonia di Ofrenda alla Pachamama

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Terminata la cerimonia mettiamo tutte le cose a posto, sono le 4 e dentro di me mi dico: “Se ci abbiamo impiegato 5 ore a salire…”.

Pensavo che scendere sarebbe stato più semplice...beh non lo è stato ma, in tutto questo, ciò che posso dire è che sentirmi veramente grato, connesso e mettere in pratica pratiche millenarie per dimostrarlo alla terra che mi ha creato e che mi sostiene con il suo cibo, mi ha riempito il cuore e mi sono sentito davvero riconoscente.
Vivere un momento di riconoscenza equivale a riconoscerlo dentro di sè.

Ogni giorno puoi sentirti grato per qualcosa nella tua vita e, mentre ringrazi ciò che hai, lo riconosci, lo abbracci, lo accogli. Se riconosci e ringrazi, non hai spazio per altro.
In questa cultura la riconoscenza è la base di ogni preghiera.

Sentirsi profondamente grati all’universo è come avere il numero di telefono diretto che fa accadere ciò che di più profondo è racchiuso nel tuo cuore, a volte in sole 24h, a volte in un pò di più...

Apri il cuore, sii grato ed accogliti.

Parti con noi a dicembre, ci sono ancora pochi posti a disposizione.


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